Il duo vincente contro l’insufficienza venosa? Ecodoppler e Endosphère!

L’insufficienza venosa è causa di molti fastidi quali senso di pesantezza agli arti inferiori, gonfiore dopo aver mantenuto a lungo la posizione eretta e dolore. A livello clinico si manifesta attraverso capillari dilatati e vene varicose che appaiono molto visibili e palpabili, di dimensione variabile e con un andamento, a volte tortuoso. Si tratta di una vera e propria condizione patologica, della quale però non esiste una profilassi specifica ed è per questo motivo che la prevenzione che è essenziale per individuarne i primi segnali.

Conoscere il corpo per capire l’insufficienza venosa

A livello anatomico gli arti inferiori, così come quelli superiori, possiedono due principali sistemi venosi: uno superficiale e uno profondo. Il sistema venoso profondo si ammala, in genere, successivamente all’insorgere di patologie legate alla coagulazione (per esempio in seguito ad una trombosi ossia l’ostruzione di una vena a causa di un grumo di sangue). Il sistema venoso superficiale, invece, è responsabile delle vene varicose e di tutte le ectasie (dilatazioni) venose.

La comparsa di vene superficiali e che si dilatano ed estendono nel giro di poco tempo non dev’essere sottovalutata perché potrebbe causare le varicoflebiti, ossia la coagulazione del sangue all’interno della vena varicosa oppure l’insorgere di ulcere varicose che potrebbero risultare invalidanti per un certo periodo di tempo e che, a volte, richiedono terapie anche abbastanza serie.

La diagnosi: quali esami eseguire

Per una corretta diagnosi e per valutare il miglior approccio terapeutico bisogna, per questa patologia, sottoporsi ad una visita angiologica dove lo specialista andrà a valutare il circolo venoso e arterioso per poter fare una diagnosi accurata e prescrivere eventualmente ulteriori esami, come ad esempio l’Ecodoppler Venoso e l’Ecocolor-doppler. Grazie ai referti dei suddetti esami, lo Specialista potrà, poi, valutare il trattamento più efficace alla situazione specifica del paziente.

L’angiologo a seconda del tipo e della gravità della sindrome varicosa valuterà tra tre differenti tipologie di terapia:

  1. Trattamento conservativo (farmaci o compressione venosa);
  2. Trattamento ablativo mini-invasivo (radiofrequenza o laser);
  3. Intervento chirurgico invasivo.

Chi colpisce? Le donne tra i soggetti più a rischio

Questa tipologia di sindrome è soprattutto femminile, anche se la popolazione maschile non ne risulta totalmente esclusa. Tuttavia, le diagnosi sulle donne sono più frequenti in virtù del fatto che, sebbene si tratti di una sindrome dolorosa, le prime a rivolgersi all’angiologo sono proprio le donne rispetto agli uomini. La spiegazione risiede nel fatto che le varici rappresentano per le donne un problema soprattutto estetico, al contrario dei maschi che riescono a nascondere questo tipo di problema sotto i peli delle gambe.

Per fortuna, con un’adeguata prevenzione e nuove abitudini, a tutto c’è rimedio!

Sì, perché per prevenire le vene varicose è consigliata una moderata attività fisica come, ad esempio, il nuoto oppure una passeggiata, magari sulla riva del mare per contribuire a riattivare la circolazione. Entrambe della durata di un quarto d’ora, seguita da 10-15 minuti di stretching.

Endosphère Therapy, il nuovo alleato contro la cattiva circolazione

Un ulteriore alleato per riattivare la circolazione è Endosphère Therapy. Un sistema studiato per stimolare la circolazione, ridurre gli inestetismi e tonificare. Con le sue 55 sfere in silicone anallergico aiuta a riattivare il microcircolo ed a tonificare la pelle. Per conoscere meglio il sistema Endosphère clicca qui.

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